Addio Leonard Cohen, padre di tutti cantautori

11/11/2016

Leonard Cohen ci ha lasciato. Si è spento il 7 novembre a Los Angeles all'età di 82 anni. La morte è arrivata all'improvviso, gli ha permesso di presentare, circa un mese fa, il suo quattordicesimo album, per poi bussare alla porta di chi, in una comune necessità di esorcizzare la falce col mantello nero, aveva detto "sono pronto".

Artista poliedrico, sapeva fare tutto con le parole: poeta, scrittore, autore di canzoni, compositore. Riusciva ad essere al centro dell'attenzione senza far rumore, titolare di una fragorosa timidezza che, agli inizi della carriera, suggeriva ai suoi collaboratori soluzioni di questo tipo: lo studio di registrazione era stato allestito cercando di riprodurre la sua camera da letto, per consentirgli di sentirsi a casa e dare il meglio di sé.

Introverso e malinconico, l'artista canadese ha ricalcato il pessimismo leopardiano, trattando temi come l'amore, la giustizia sociale, l'aborto, la religione e lo stato depressivo che, seppur in modo tendenzialmente blando, lo ha accompagnato per tutta la vita. Questa sua mestizia e le tonalità grigie sono state bilanciate da un composto umorismo, soprattutto su se stesso, e dall'intelligenza di non prendersi mai troppo sul serio.

Amato dal cinema, per il quale ha scritto e composto, ha fatto incetta di premi e onorificenze per le sue canzoni immortali, come "Suzanne" e soprattutto "Hallelujah", coverizzata a più riprese da colleghi del calibro di Jeff Buckley, Bob Dylan e Bon Jovi.

Lascia un immenso patrimonio di seduzione linguistica, da saggio, triste e ironico addomesticatore di parole.

Temistocle Marasco


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